Legge Calderoli e legge Acerbo

Tutto sommato è andata bene a Roberto Calderoli, l’ideatore della legge elettorale che egli stesso ha poi definito con la sgradevole espressione con la quale è universalmente conosciuta e con la quale si sono rinnovare ben tre legislature a partire dal 2006 (legge 270 del 21 dicembre 2005). E’ andata bene perché al di là della censura politica al suo operato Calderoli, senatore leghista, già ministro per le riforme, non incorrerà in nessuna sanzione particolare. Le cose andarono molto peggio per un suo predecessore, Giacomo Acerbo, il sottosegretario all’Interno estensore della legge maggioritaria fascista del 1923. Perché questo tra Calderoli e Acerbo è il vero collegamento da fare per le analogie tra le loro due leggi elettorali, e non la legge elettorale di De Gasperi del 1952. Qualche giornale ha definito subito quella di Calderoli una “legge truffa”, richiamando l’epiteto con il quale venne bollata a suo tempo quella di De Gasperi. Ma si tratta di due provvedimenti del tutto diversi. Il premio di maggioranza voluto da De Gasperi, per scattare richiedeva che la coalizione vincente raggiungesse il 50% più uno dei consensi, e alle elezioni del 1953 questa soglia non fu raggiunta per poche decine di migliaia di voti. La legge elettorale di Calderoli faceva scattare invece il premio al partito o alla coalizione comunque vincenti: anche con meno del 30%, del 25% si poteva arrivare ad avere alla Camera il 55% dei seggi.

Pensare che De Gasperi per la sua legge fu messo in croce -  ingiustamente, come il tempo ha riconosciuto -  non solo da Palmiro Togliatti e da Pietro Nenni, ma perfino da don Luigi Sturzo, contrario al premio di maggioranza, circostanza che fece soffrire moltissimo lo statista trentino. De Gasperi se ne lamentò con una amara lettera a Sturzo datata  24 agosto 1952: “.... Ti pare un giusto modo di collaborare con un governo amico codesto di metterlo in imbarazzo con delle pubblicazioni precettive di moralità politica, mentre hai tutti i mezzi di comunicare a me o ad altri le tue obiezioni?.... Avvertirai che questo sistema è ben diverso dal listone Acerbo sia per l’inquadratura che per il quorum...”.

La legge Acerbo dunque. Essa prevedeva che con il 25% dei voti si conquistasse il 75% dei seggi parlamentari. Ecco la somiglianza con la legge Calderoli, nella assoluta sproporzione del rapporto tra consenso necessario e seggi conquistati. Giacomo Acerbo, nell’infuocato clima antifascita dell’immediato dopoguerra fu processato e condannato a morte dall’Alta Corte di Giustizia, anche se la condanna non venne eseguita. Ecco perché a Calderoli è andata molto meglio: lui la Corte Costituzionale, pur ripudiando la sua legge, lo ha graziato.


(G.S.)

 

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