Omelia di Mons. Pennisi per la messa in ricordo di Luigi Sturzo, 17 settembre 2015

 

Roma 17 settembre 2015 - Chiesa di Sant’Agostino

Siamo riuniti questa sera per rendere grazie al Signore per aver donato all’Italia e alla Chiesa il servo di Dio don Luigi Sturzo che è stato assieme un uomo di Dio e una sacerdote che si è fatto annunciatore e testimone dell’amore di Dio verso gli uomini.
La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci presenta nella prima lettura la figura di San Timoteo, discepolo dell’apostolo Paolo, che anche se giovane è stato scelto come responsabile di una comunità cristiana, attraverso un dono spirituale ricevuto con l’imposizione delle mani da parte dei presbiteri. A questo dono egli ha corrisposto con una testimonianza di vita ispirata dalla fede, operante per mezzo della carità.
Nel vangelo c’è una storia concreta dell’incontro fra Gesù e una donna peccatrice a casa di un fariseo che si riteneva giusto. Di fronte alla reazione scandalizzata del fariseo Gesù risponde con la parabola dei due debitori condonati e annuncia il suo perdono alla donna peccatrice posto in relazione con il suo amore e la proclamazione finale della salvezza posta in relazione con la fede.
Le virtù teologali della fede e della speranza e della carità hanno animato sempre il pensiero e l’attività di don Luigi Sturzo.
Nella sua travagliata esperienza di impegno sociale e politico non venne mai meno alla coerenza con la sua vocazione sacerdotale.
Facendo un bilancio della sua vita scrisse:", posso ben dire di aver servito con rettitudine ed ardore una causa non indegna di un sacerdote cattolico, quando all'amore e al servizio per la patria ho unito quell'ideale cristiano ed umano della pace, della elevazione dei lavoratori nella collaborazione fra le classi, delle libertà politiche quali garanzie di bene e di progresso, della ricerca della verità negli studi storici e sociologici, della difesa dei diritti della persona umana di fronte ad uno statalismo che invade anche il campo sacro della coscienza e della religione".
Luigi Sturzo avvertì come sua missione quella di introdurre la carità nella vita pubblica nella convinzione che la carità cristiana non può ridursi solo alla beneficenza o all'assistenza, ma deve essere l'anima della riforma della moderna società democratica ove le persone sono chiamate a partecipare responsabilmente alla vita sociale per realizzare il bene comune. 

Egli concepisce la sua attività sociale e politica come esigenza e manifestazione dell'amore cristiano: non valore astratto, ma principio ispiratore dell'azione concreta.
L'amore di Sturzo per i poveri non è un epidermico sentimento di filantropia, né è dettato da un superficiale sentimentalismo, ma è un fatto consapevolmente cristiano fondato sulla "fratellanza comune per la divina paternità".
L'amore cristiano per Sturzo non è però dissociato dalla ricerca della giustizia. Egli quindi non solo non dissocia la carità dalla giustizia, ma collega queste due virtù. Per Sturzo la giustizia è precisata e determinata dall'amore verso il prossimo, che, a sua volta, è generato dall'amore verso Dio. Egli collega l'ordine naturale con quello soprannaturale e vede nella giustizia e nell'amore non degli ideali astratti ma dei valori che i cristiani, con l'aiuto e l'esempio di Cristo, hanno il compito di realizzare nella storia.
Da queste premesse egli concepirà l’impegno politico come dovere morale e atto d'amore.
Il compito di "informare" cristianamente la vita sociale e politica, per Sturzo, appartiene soprattutto ai laici cristiani che, attraverso il proprio impegno vissuto attuano gli insegnamenti sociali della Chiesa, elaborando una sintesi creativa fra fede e storia, che trova il suo fulcro nell'amore naturale vivificato dalla grazia divina.
In un articolo del 1925, in polemica con quanti sostenevano un "dualismo fra etica e politica, tra Vangelo e società umana" e limitavano la "legge dell'amore" alla vita privata, scrive: "La politica è per sé un bene: il far politica è, in genere, un atto di amore per la collettività; tante volte può essere anche un dovere per il cittadino. Il fare una buona o cattiva politica, dal punto di vista soggettivo di colui che la fa, dipende dalla rettitudine dell'intenzione, dalla bontà dei fini da raggiungere e dai mezzi onesti che si impiegano all'uopo. Il successo e il vantaggio reale possono anche mancare, ma la sostanza etica della bontà di una tale politica rimane. Così ragionano i cristiani di ogni tempo e di ogni paese. E con questo spirito, l'amore del prossimo in politica deve stare di casa, e non deve essere escluso come un estraneo: né mandato via facendolo saltare dalla finestra, come un intruso. "E l'amore del prossimo non consiste nelle parole, né nelle moine: ma nelle opere e nella verità".

 

L'amore, considerato come il cemento che dà coesione e armonia alla vita sociale, non sopprime per Sturzo la dialettica politica, ma la corregge, la eleva e la perfeziona.
"Il cristianesimo non sopprime la vita; la corregge, la eleva, la perfeziona. Si può essere di partito diverso, di diverso sentire, anche sostenere le proprie tesi sul terreno politico o economico, e pure "amarsi cristianamente". Perché l'amore è anzitutto "giustizia" ed "equità", è anche "eguaglianza", è anche "libertà", è "rispetto" degli altrui diritti, è esercizio del proprio "dovere", è "tolleranza", è "sacrificio"".
La concezione sturziana, che fa consistere il nucleo centrale dell'impegno socio-politico nell'amore solidale strettamente collegato con la sete per giustizia e con la difesa della libertà ha anticipato in questo campo le conclusioni del magistero ecclesiastico più recente .
Papa Francesco nella Evangelii Gaudium ha affermato che “la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune”.
“Prego il Signore –Papa Francesco- - che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri”. Politici che abbiano cura dei più deboli: gli affamati, i disoccupati, i senza tetto, gli immigrati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, i bambini ancora nel grembo delle madri.”.
Il Papa chiede ai politici di cercare non il proprio tornaconto ma la dignità umana. Il pericolo – ha detto ripetutamente – è quello di cadere nella corruzione. Un termine che il Papa amplia ad una dimensione spirituale. Papa Francesco ha ricordato che il corrotto è chi ha tanto indurito il cuore che non ascolta più la voce di Dio e si è chiuso ai bisogni della gente interessandosi solo alle sue cose e del suo partito. “Il peccatore – rileva il Papa – può sempre pentirsi perché Dio “è misericordioso e ci aspetta tutti”, ma il corrotto è irremovibile perché giustifica se stesso ed è difficile che “riesca a tornare indietro”.Papa Francesco invita i politici, soprattutto quelli cristiani, ad essere coraggiosi: perché la politica – ha ricordato il 30 aprile scorso incontrando le Comunità di vita cristiana – è una sorta di “martirio quotidiano: cercare il bene comune senza lasciarti corrompere”. “Fare politica è importante” e “si può diventare santo facendo politica”: significa “portare la croce di tanti fallimenti e anche portare la croce di tanti peccati. Perché nel mondo – sottolinea il Papa - è difficile fare il bene in mezzo alla società senza sporcarsi un poco le mani o il cuore; ma per questo vai a chiedere perdono, chiedi perdono e continua a farlo. Ma che questo non ti scoraggi” a “lottare per una società più giusta e solidale”.


Non dimenticare quella parola del beato Paolo VI: la politica è una delle forme più alte della carità”.
La "carità politica" testimoniata da don Luigi Sturzo si rivela di grande attualità, in un momento in cui assistiamo ad un disamore nei confronti della partecipazione politica da parte soprattutto delle giovani generazioni e ad una crisi dello spirito di solidarietà in Europa fra individui, classi e nazioni.Che il Signore ci conceda, per intercessione del servo di Dio don Luigi Sturzo, di essere promotori di una autentica libertà , operatori di giustizia e di pace , impegnati a coltivare un’autentica spiritualità ispirata dall’amore verso Dio e verso il prossimo a servizio del bene comune

+ Michele Pennisi
Presidente della Commissione storica
per la beatificazione di don Luigi Sturzo

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