L’Associazione Amici dell’Istituto Sturzo sta collaborando alla realizzazione del progetto di riversamento digitale del settimanale diretto per molti anni da Enrico Zuppi.

La famiglia Zuppi ha promosso questo intervento di valorizzazione culturale per ricordare l’impegno di Enrico Zuppi e per favorire la conoscenza di un giornale che ha documentato con impegno e creatività, la vita, la cultura, la religiosità, il costume, la storia italiana dagli anni Trenta agli Novanta del Novecento.

Per volere della famiglia, che intende ricordare anche Giovanni Maria Zuppi, recentemente scomparso, e’ ora possibile effettuare una donazione per la realizzazione del progetto, tramite la Onlus Associazione Amici dell’Istituto Sturzo.

Roma, 7 luglio 2011
Per la donazione in ricordo di Giovanni Maria Zuppi inviare un bonifico intestato a:
Associazione Amici dell’Istituto Luigi Sturzo – Onlus Palazzo Baldassini - Via delle Coppelle, 35 00186 Roma Banca: BNL Gruppo BNP Paribas - Via della Rosetta, 1 00186 Roma IBAN IT64Q0100503215000000011589 Causale: Donazione per Zuppi o per progetto Osservatore della Domenica
Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – tel. 066840421

«L’Osservatore della Domenica» Nel 1934 vide la luce il primo numero del settimanale vaticano «L’Osservatore Romano della Domenica», che affiancava il quotidiano della Santa Sede con un carattere più popolare e divulgativo rispetto a quest’ultimo. Nel 1951 il giornale perse il «romano» e divenne «L’Osservatore della Domenica».

Dal 1947 fu chiamato a dirigere il settimanale Enrico Zuppi, giornalista romano che aveva militato nella Compagnia di San Paolo di don Giovanni Rossi e aveva avuto un ruolo nella fondazione della Pro Civitate Christiana ad Assisi. A volerlo a Roma fu mons. Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, che stimava Zuppi per le sue qualità umane e professionali. Prima del suo arrivo, si erano succeduti alla guida del giornale Renzo Enrico De Sanctis, Guido Gonella, Enrico Lucatello e Ugo Piazza, tutti giornalisti di grande valore.

Enrico Zuppi guidò a lungo il settimanale vaticano, dal 1947 al 1979. «L’Osservatore della Domenica» divenne una sua creatura. La sua impronta è nitida e ben riconoscibile nello stile che il giornale assunse sin dai primi anni della sua direzione. È presente in molti ingredienti usati per comporre il giornale, che fu sempre apprezzato dai lettori: l’uso sapiente della fotografia, vero strumento di modernizzazione della stampa cattolica – spesso gli scatti erano dello stesso Zuppi, eccellente fotografo –; l’ospitalità offerta sulle pagine del giornale a voci importanti della cultura italiana, anche laica; le pungenti inchieste sociali, che aprivano squarci su realtà di sofferenza e denunciavano le disparità sociali; l’attenzione a tutte le realtà del cattolicesimo italiano e alle forme di spiritualità più intense; lo spazio riservato al volto di Gesù, soprattutto nelle pagine dedicate all’arte.

«L’Osservatore della Domenica» cessò le sue pubblicazioni nel 1979, anno in cui Enrico Zuppi andò in pensione. Le annate del giornale costituiscono oggi una fonte preziosa di documentazione sulla Chiesa ma anche sulla storia italiana. Per questo motivo si è scelto di digitalizzare l’intera raccolta del settimanale, per rendere fruibile a un pubblico vasto questo patrimonio di articoli e di immagini, attraverso cui è raccontata efficacemente un’epoca. Nel 150° anniversario dell’Italia unita, la digitalizzazione de «L’Osservatore Romano» vuole essere anche un contributo alla conoscenza della storia comune della nazione.

Nel 2011 ricorre anche il 150° anno dalla nascita de «L’Osservatore Romano», il giornale del papa. I figli di Enrico Zuppi e di Carla Fumagalli, assieme ai tanti amici che hanno condiviso e sostenuto il progetto di digitalizzazione del settimanale vaticano, hanno scelto di donare all’archivio de «L’Osservatore Romano» l’intera collezione digitalizzata de «L’Osservatore della Domenica». In tal modo le annate del giornale, nel quale Enrico Zuppi profuse un impegno intenso e creativo, saranno fruibili a molti e resteranno la testimonianza di un giornalismo cattolico vivo, appassionato, capace di produrre pagine che a distanza di decenni stupiscono ancora per la loro bellezza e profondità.

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